L’intelligenza artificiale: un’opportunità per le PMI italiane

Settembre 16, 2026 di redazione

In Breve

Qual è l'importanza dell'intelligenza artificiale per le PMI italiane?
L'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità per migliorare prodotti e processi nelle PMI italiane.
Qual è il mercato dell'AI in Italia?
Il mercato dell'AI in Italia è stimato a 1,8 miliardi di euro con una crescita prevista del 50% tra il 2024 e il 2025.
Come può l'AI aiutare a contrastare il calo demografico?
L'AI può contribuire a contrastare il calo demografico investendo in competenze e formazione.

L’intelligenza artificiale: un’opportunità per le PMI italiane

L’intelligenza artificiale (AI) è diventata parte integrante della quotidianità delle imprese italiane, rappresentando una grande opportunità per il sistema Italia, in particolare per le piccole e medie imprese (PMI). Il Forum Ai.Dea, che si terrà il 16 e 17 ottobre a Bologna e organizzato da Confindustria e Nomisma, si concentrerà sul rapporto tra intelligenza artificiale e mondo delle imprese.

Il potenziale dell’AI per le PMI

Secondo Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria e di Nomisma, l’AI è accessibile, poco costosa e altamente adattabile al modello produttivo italiano. L’adozione di tecnologie AI ha già portato a significativi miglioramenti in termini di prodotti e produttività, consentendo alle aziende di scoprire soluzioni e percorsi di sviluppo precedentemente inimmaginabili.

Mercato dell’AI in Italia

Il mercato dell’intelligenza artificiale in Italia è stimato attorno ai 1,8 miliardi di euro, con una crescita prevista del 50% tra il 2024 e il 2025. Tuttavia, l’adozione dell’AI avviene a due velocità: mentre l’84% delle grandi imprese ha già acquisito licenze di intelligenza artificiale generativa, solo l’8% delle PMI ha avviato progetti strutturati. Attualmente, l’Italia si colloca al diciottesimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda l’adozione dell’AI.

Vantaggi e sfide dell’adozione dell’AI

L’intelligenza artificiale è particolarmente adatta al sistema industriale italiano grazie alla sua capacità di offrire prodotti su misura e di occupare nicchie di mercato. Inoltre, può contribuire a contrastare il calo demografico e il deficit di competenze, a patto che ci sia un investimento significativo in formazione e nello sviluppo di figure professionali in grado di interpretare le esigenze delle imprese.

Collaborazione tra imprese e università

Per favorire l’adozione dell’AI, è fondamentale rafforzare il rapporto tra imprese e università, colmare il divario tra idee e competenze applicative e semplificare le procedure attraverso politiche pubbliche che eliminino i colli di bottiglia. È utile richiamare l’esperienza delle politiche Industria 4.0 e 5.0.

Esempi concreti di utilizzo dell’AI

Tra gli esempi di applicazione dell’AI, si possono citare l’uso di istruzioni in linguaggio discorsivo in gruppi composti da migliaia di programmatori e la possibilità di assistere medici in remoto in contesti a bassa densità di servizi.

Il ruolo dell’apporto umano

Alberto Tripi, presidente di Almaviva, ha definito l’AI come un’intelligenza aumentata, sottolineando che, sebbene l’AI sia indispensabile, non può sostituire l’apporto umano. Entrambi i punti di vista evidenziano la necessità di stabilire regole condivise e globali per governare la rivoluzione tecnologica e limitare abusi come la diffusione di fake news e l’uso improprio dei dati.

Conclusione

In conclusione, l’adozione dell’intelligenza artificiale non è opzionale per le imprese italiane. Essa offre significativi benefici nella gestione di prodotti, processi e scelte di mercato, ma richiede investimenti in competenze interne e una stretta collaborazione con il sistema della ricerca per formare le nuove professionalità richieste.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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