Mercato delle emissioni di CO2: Prezzi in risalita e sfide future

Agosto 5, 2026 di redazione

In Breve

Qual è l'andamento recente del prezzo delle emissioni di CO2 in Europa?
Negli ultimi mesi, il prezzo delle quote di emissione di CO2 è tornato a salire, superando gli 86 euro a tonnellata.
Quali fattori influenzano il prezzo nel mercato ETS?
Il prezzo è influenzato dal rischio regolatorio e dai ritardi nell'attribuzione delle quote gratuite.
Quali sono le proposte di riforma del sistema ETS?
La Commissione europea propone di prolungare l'eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e di obbligare investimenti nella decarbonizzazione.

Negli ultimi mesi, il mercato delle quote europee di emissione di CO2 ha mostrato un significativo recupero. Il prezzo del future EUA, con consegna a dicembre 2026, ha superato gli 86 euro a tonnellata il 22 luglio, attestandosi ora poco sopra gli 81 euro. Questo aumento segue un calo che lo ha visto scendere sotto i 67 euro a marzo, per poi recuperare circa il 30% in quattro mesi.

Il mercato ETS (Emission Trading System) funziona attraverso l’assegnazione di permessi di emissione, sia gratuitamente, in base a benchmark, sia tramite aste pubbliche. Questi permessi possono essere scambiati in un mercato secondario, dove il prezzo è influenzato principalmente dal rischio regolatorio. Negli anni iniziali del sistema, avviato nel 2005, l’eccesso di quote gratuite e la riduzione delle emissioni dovuta alla crisi del 2008 hanno mantenuto una scarsità più teorica che reale. Nel 2017, il valore dell’EUA era di circa cinque euro, mentre dal 2022 ha stabilmente superato i 70 euro, raggiungendo oltre i 90 euro a gennaio 2026.

Un forte calo all’inizio del 2026 è stato in parte causato da dichiarazioni del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha espresso disponibilità a rivedere o sospendere il sistema ETS, provocando una perdita di quasi il 20% del prezzo dall’inizio dell’anno. Questo episodio è stato interpretato come un’anomalia legata al rischio regolatorio, in un contesto di lungo periodo caratterizzato da un trend al rialzo.

La ripresa dei prezzi è stata ulteriormente influenzata da ritardi nell’attribuzione delle quote gratuite. I nuovi benchmark per il periodo 2026-2030 sono stati definiti solo a fine giugno, e le assegnazioni per il 2026 sono risultate in ritardo di circa tre mesi. Questo ha lasciato il mercato privo di quote necessarie per molte imprese, che avrebbero dovuto rispettare gli obblighi relativi al 2025, con scadenza a settembre.

In Italia, circa 680 soggetti sono coinvolti nel sistema ETS, che comprende 1.200 impianti. Tuttavia, solo 25 attori partecipano alle aste, di cui quasi la metà sono investitori finanziari. La presenza di attori finanziari aumenta la liquidità del mercato, ma solleva interrogativi su chi debba effettivamente partecipare alle aste.

Il 17 luglio, la Commissione europea ha presentato una proposta di revisione del sistema, che include il prolungamento dell’eliminazione delle quote gratuite fino al 2038 e l’obbligo di investimenti nella decarbonizzazione per mantenere il diritto a riceverle. Tuttavia, questa proposta è stata criticata da esperti del settore, che avvertono che potrebbe allungare le assegnazioni gratuite senza riportare il sistema al modello originale, quando le eccedenze restavano all’interno del sistema industriale come ricavo per chi riduceva le emissioni.

Il testo della proposta dovrà ora essere discusso dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, con l’obiettivo di raggiungere un accordo entro il primo trimestre del 2027. I tempi e il contesto politico, comprese le prossime elezioni regionali in Germania e le attuali posizioni politiche in Francia, insieme alla pressione delle associazioni industriali, sono considerati fattori cruciali per il negoziato sulla riforma.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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