Investimenti nelle Scienze della Vita: Europa e Italia a un Bivio tra Innovazione e Competitività

Settembre 30, 2026 di redazione

In Breve

Quali sono le principali aree di investimento nelle scienze della vita?
Gli investimenti si concentrano principalmente su Stati Uniti e Cina.
Qual è la situazione degli investimenti in Europa?
Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono scesi al 30-31% a causa di decisioni politiche.
Come si sta muovendo l'Italia nel settore delle scienze della vita?
L'Italia è a un bivio, con una spesa sanitaria prevalentemente rivolta all'assistenza acuta.

Negli ultimi anni, gli investimenti nelle scienze della vita si sono spostati in modo significativo verso gli Stati Uniti e la Cina, creando preoccupazioni per la competitività dell’Europa. Patrik Jonsson, executive vice president di Eli Lilly e president di Lilly International, ha recentemente sottolineato questa tendenza, evidenziando come la Cina abbia migliorato il proprio quadro normativo e accelerato i processi di approvazione e rimborso, trasformandosi da semplice produttore di farmaci “me-too” a un attore innovativo nel settore.

Negli Stati Uniti, i tempi di approvazione rapidi e l’ampia accessibilità alle terapie continuano a rappresentare un vantaggio competitivo. Tuttavia, Jonsson ha avvertito che l’Europa sta pagando il prezzo di decisioni politiche degli ultimi vent’anni, che hanno portato a un calo degli investimenti in ricerca e sviluppo, ora attestati tra il 30% e il 31%.

In questo contesto, il Regno Unito si distingue per aver adottato misure proattive per favorire l’accesso ai farmaci innovativi. A tal fine, ha aumentato la soglia di costo-efficacia del 20-25% e prevede un incremento della spesa per farmaci innovativi dallo 0,3% allo 0,6% del PIL pro capite. Queste politiche mirano ad attrarre investimenti in ricerca e sviluppo, sperimentazioni cliniche e produzione.

L’Italia, pur mantenendo una solida base scientifica e importanti presenze industriali, come lo stabilimento di Sesto Fiorentino, si trova a un bivio. Attualmente, una gran parte della spesa sanitaria (80-85%) è destinata all’assistenza acuta, mentre l’investimento in prevenzione e intervento precoce rimane insufficiente. Inoltre, l’accesso ai nuovi farmaci in Italia è relativamente più lento rispetto ad altri Paesi europei.

Per rafforzare il ruolo dell’Italia nel settore delle scienze della vita, è necessario un cambio di paradigma: passare da un sistema sanitario basato sui costi a uno incentrato sul valore. Questo richiede una visione macro e olistica della sanità, con un forte focus sulla prevenzione per ridurre complicazioni e comorbidità.

Jonsson ha evidenziato che intervenire precocemente porta i maggiori benefici in termini di sostenibilità, specialmente in un contesto di invecchiamento della popolazione. È essenziale non valutare i farmaci innovativi in modo isolato, ma considerare il loro impatto complessivo sulla salute pubblica.

Un esempio positivo di questa visione è rappresentato dalla Lombardia, dove l’obesità è stata riconosciuta come malattia cronica. La regione ha sviluppato una rete di centri specialistici e ha garantito l’accesso ai farmaci per l’obesità quasi immediatamente dopo l’approvazione da parte dell’EMA. Inoltre, è prevista una legge all’inizio del 2026 con risorse dedicate per affrontare questa problematica.

Per gestire l’aumento dei pazienti obesi, è fondamentale raggiungere un consenso sul carattere cronico dell’obesità, diffondere centri specialistici, garantire accesso ai nuovi trattamenti e assicurare risorse adeguate per il rimborso.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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