Le imprese italiane all’estero: resilienza e strategie di investimento nel contesto globale
In Breve
- Qual è la propensione delle aziende italiane a investire all'estero?
- Il 51% delle aziende italiane intervistate intende investire sui mercati esteri.
- Quali sono i principali fattori che influenzano le scelte d'investimento?
- I costi energetici e delle materie prime sono i fattori principali, segnalati dal 57% del campione.
- Cosa prevede il 82% delle imprese per il 2027?
- Prevedono un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati.
In un contesto internazionale caratterizzato da dazi, politiche protezionistiche e tensioni geopolitiche, le aziende italiane attive all’estero dimostrano una sorprendente resilienza. Secondo l’Osservatorio Assocamerestero 2026, le imprese italiane continuano a mantenere una propensione all’investimento, sostenute dalla solida reputazione del made in Italy, noto per la sua qualità, stile e affidabilità.
Le rilevazioni effettuate dalla rete delle Camere di commercio italiane all’estero rivelano un quadro generale favorevole: il 40% delle aziende intervistate descrive il clima verso i prodotti italiani come «molto positivo», con una domanda in crescita. Un ulteriore 49% lo giudica «positivo, ma più selettivo», mentre solo il 9% lo considera stabile e il 3% più prudente. Le valutazioni variano significativamente a seconda dell’area geografica: in America Latina, l’80% delle aziende segnala un clima molto positivo, mentre in Africa le imprese si dividono tra un quadro stabile e un atteggiamento più cauto.
Per quanto riguarda gli investimenti, il 51% delle imprese intervistate ha manifestato l’intenzione di investire sui mercati esteri, mentre il 26% adotta un approccio più prudente. Solo il 3% segnala una riduzione dell’esposizione. Le risposte per area geografica mostrano che in Asia e negli Stati Uniti, tutte le imprese si dichiarano orientate a investire, mentre in Europa si registra una maggiore cautela: il 39% è orientato verso nuovi investimenti, mentre il 33% adotta strategie difensive.
Tra i fattori che influenzano maggiormente le scelte d’investimento, i costi energetici e delle materie prime emergono come le principali preoccupazioni, segnalati dal 57% del campione. Seguono il rischio cambio e l’instabilità finanziaria (23%), le politiche protezionistiche e la competizione tra blocchi economici e conflitti regionali (20% ciascuno) e l’instabilità normativa e politica dei singoli mercati (14%).
Per competere efficacemente, le aziende italiane non possono limitarsi a offrire prodotti di alta qualità. Oltre la metà delle imprese indica la strategia di medio-lungo periodo come prioritaria; il 29% sottolinea l’importanza della scelta del partner locale e il 26% la conoscenza delle regole del paese di destinazione. Tra i concorrenti più citati figurano la Cina (77%), la Francia (46%) e la Germania (43%).
Le misure ritenute necessarie per migliorare la competitività includono una maggiore promozione coordinata del made in Italy (71%) e un sostegno pubblico più robusto all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese (49%).
Guardando al futuro, il 82% degli intervistati prevede un ritorno alla crescita nei rispettivi mercati per il 2027: il 24% si aspetta una crescita sostenuta, il 56% una crescita moderata e il 18% una fase di stabilità, senza previsioni di un rallentamento generalizzato.
Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, sottolinea che il made in Italy continua a essere percepito come un riferimento di qualità, stile e reputazione. Tuttavia, avverte che «oggi non è più sufficiente». Nei mercati internazionali, la continuità della presenza, la conoscenza delle regole locali, la capacità di scegliere partner affidabili e l’adattamento del modello commerciale sono diventati fattori cruciali per il successo. La qualità, quindi, resta il punto di partenza, non il punto di arrivo.
