Dazi Usa-Canada: la crisi dell’acciaio che affligge la siderurgia canadese

Settembre 17, 2026 di redazione

In Breve

Qual è l'impatto dei dazi Usa sull'acciaio canadese?
I dazi Usa hanno portato a una diminuzione della produzione e delle esportazioni di acciaio in Canada.
Quali aziende stanno soffrendo di più?
Algoma, Ivaco e Gerdau Nord America sono tra le aziende più colpite dalla crisi.
Quali sono le prospettive future per l'industria siderurgica canadese?
Le prospettive sono incerte, con nuove misure attese che potrebbero aggravare la situazione.

Introduzione

L’industria siderurgica canadese si trova attualmente in una situazione di forte crisi, in gran parte a causa delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. I recenti sviluppi legati ai dazi sull’acciaio hanno avuto un impatto significativo sulla produzione e sulle esportazioni canadesi, portando a una contrazione che preoccupa gli operatori del settore.

I dazi e le contromisure canadesi

Il conflitto commerciale è esploso in seguito al fallimento dei negoziati per il rinnovo dell’UMSCA, che ha portato gli Stati Uniti a introdurre misure tariffarie severe. In risposta, il Canada ha attivato, l’8 settembre, contromisure su oltre 300 prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio, raddoppiando le tariffe fino al 50%.

Le conseguenze per l’industria siderurgica

A un anno dall’introduzione della Section 232, che ha imposto dazi del 50% sulle importazioni di acciaio negli Stati Uniti, l’industria canadese ha mostrato segni di grave sofferenza. La produzione d’acciaio in Canada è diminuita del 15% a maggio rispetto all’anno precedente, con un calo progressivo annuo del 14%. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono crollate, registrando una diminuzione del 31% nel 2025 e un ulteriore calo del 55% nei primi tre mesi del 2026.

Algoma: il caso emblematico

Tra le aziende più colpite c’è Algoma, che produce 2,2 milioni di tonnellate di acciaio. Esponendosi per circa la metà dei suoi prodotti al mercato statunitense, Algoma ha dovuto anticipare la chiusura degli altiforni a gennaio e sta investendo circa 1 miliardo di dollari canadesi in impianti a forno elettrico. L’azienda prevede un Ebitda negativo nel 2026, dopo aver registrato un Ebitda adjusted negativo di circa 450 milioni al 31 marzo. Il titolo di Algoma ha perso circa il 30% del suo valore da maggio dell’anno scorso, ma l’azienda spera di tornare al breakeven nel 2027 grazie ai nuovi impianti.

Altre aziende in difficoltà

Anche altri produttori, come Ivaco e la divisione canadese di Gerdau Nord America, stanno affrontando difficoltà. Tuttavia, alcuni gruppi riescono a resistere grazie alla natura dei mercati di destinazione finale e alle politiche di Buy Canadian introdotte dal governo canadese a metà dicembre. Ad esempio, l’acciaieria di ArcelorMittal a Montreal, specializzata in prodotti lunghi per edilizia, ha mantenuto una certa stabilità, sebbene abbia chiuso un laminatoio a giugno per concentrare la produzione in un unico hub. Il direttore finanziario Genuino Christino ha dichiarato che i dazi statunitensi costano al gruppo circa 150 milioni di dollari a trimestre.

Prospettive future

Dofasco ha registrato un progresso del 3% su base annua, grazie a contratti di fornitura a lungo termine per i distretti automobilistici dell’Ontario. Lo stabilimento Lake Erie di Stelco, rilevato da Cleveland Cliffs, ha dovuto adattarsi al mercato interno per colmare il vuoto d’offerta lasciato dalla riduzione delle importazioni statunitensi, rinunciando però agli alti margini precedenti. Nuove stratificazioni e vincoli, già in parte attuati e attesi a partire dal 2027, potrebbero aggravare ulteriormente la situazione del settore siderurgico canadese.

Conclusione

La crisi dell’acciaio in Canada rappresenta una sfida significativa per l’industria, con ripercussioni che potrebbero farsi sentire a lungo termine. È fondamentale monitorare l’evoluzione di questa situazione e le risposte delle aziende e del governo canadese per affrontare le difficoltà attuali.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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