Assobibe: la sugar tax minaccia il settore delle bevande analcoliche in Italia

Settembre 23, 2026 di redazione

In Breve

Qual è la posizione di Assobibe riguardo alla sugar tax?
Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore e blocca investimenti.
Quali sono gli effetti previsti della sugar tax sul settore?
Si prevede un aumento del 28% della pressione fiscale e una riduzione delle vendite del 16% annuo.
Qual è l'impatto occupazionale della sugar tax?
Oltre 5.000 posti di lavoro sarebbero a rischio in caso di entrata in vigore della tassa.

Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Italia, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa misura fiscale stia penalizzando la crescita dell’industria, ostacolando investimenti e non apportando cambiamenti significativi nei trend di obesità e nei consumi di zucchero.

Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e successivamente sospesa. Ora, con i decreti attuativi pronti, si prevede che la tassa entri in vigore a gennaio. Secondo l’associazione, circa 1 miliardo di euro di investimenti in macchinari, processi e innovazione sono attualmente bloccati in attesa di sviluppi normativi.

Il comparto delle bevande analcoliche in Italia occupa circa 84.000 persone e genera un valore economico di 5 miliardi di euro. Inoltre, il 64% dei soci di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni del settore sono aumentate del 120%, evidenziando una crescita robusta.

Nel 2026, il settore ha registrato una crescita del 3,7%, con un incremento del 6,7% nei mesi estivi, attribuibile al turismo e alle ondate di caldo. Tuttavia, Assobibe avverte che l’entrata in vigore della sugar tax potrebbe comportare un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink, portando a una riduzione dell’attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo. Inoltre, oltre 5.000 posti di lavoro sarebbero a rischio.

In termini di impatto fiscale, l’associazione stima che l’incasso derivante dalla sugar tax sarebbe di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA potrebbe ammontare a 265 milioni. Le imprese avvertono che questa misura arriva in un contesto di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti.

Assobibe ha anche messo in evidenza l’impegno delle aziende per la salute pubblica, segnalando che le vendite di bevande zuccherate sono diminuite del 27% negli ultimi dieci anni e che il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Inoltre, il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia. Sono stati adottati protocolli con i ministeri della Salute, come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.

Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i trend di obesità e consumo di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno implementato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e, in alcuni casi, i consumi di zucchero sono aumentati. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno persino fatto marcia indietro su tali misure.

La posizione di Assobibe ha ottenuto il sostegno di Confindustria, del mondo agricolo, della grande distribuzione, del commercio e dei sindacati. È previsto un convegno a Roma con esponenti dei vari partiti, descritto dal presidente Pierini come un’importante occasione per esporre le ragioni del settore, supportate da dati concreti.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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