Mario Adinolfi respinge le accuse e chiede la revoca degli arresti domiciliari

Luglio 15, 2026 di redazione

In Breve

Qual è la posizione di Mario Adinolfi riguardo alle accuse di truffa?
Adinolfi respinge le accuse e si definisce un giocatore, non un truffatore.
Cosa sostiene Adinolfi riguardo alla sua attività di scommesse?
Sostiene che la sua attività non è fraudolenta e che i partecipanti hanno inviato denaro volontariamente.
Qual è la richiesta dei legali di Adinolfi?
Hanno chiesto la revoca degli arresti domiciliari, sostenendo che si tratta di un gioco collettivo legittimo.

Il 13 luglio 2026, Mario Adinolfi, noto politico e imprenditore, è stato interrogato a Roma dopo essere stato posto agli arresti domiciliari. Durante l’interrogatorio, ha categoricamente respinto le accuse di truffa mosse dalla Procura, dichiarando: “Sono un giocatore, non un truffatore di vecchiette né un lestofante”.

Adinolfi ha confermato di aver raccolto denaro per scommesse, ma ha negato che la sua iniziativa, definita “Scommessa Collettiva”, fosse un sistema fraudolento. Secondo le sue affermazioni, il gruppo coinvolto nella raccolta di scommesse comprende circa novanta persone, tra cui professori universitari, notai e liberi professionisti, che avrebbero inviato volontariamente somme di denaro sui suoi conti.

Nel corso dell’interrogatorio, Adinolfi ha sostenuto di aver restituito importi significativi agli scommettitori, sottolineando che “Chi perde denuncia e chi vince non denuncia”, criticando così le ricostruzioni che si basano solo sui reclami di chi non ha recuperato le proprie somme. Ha anche negato le accuse di evasione fiscale e ha affermato che le somme raccolte non sono state utilizzate per finanziare uno stile di vita lussuoso, dichiarando: “Ho sempre fatto una vita morigerata. Altro che Courmayeur, non so neanche sciare”.

I legali di Adinolfi, gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo, hanno presentato una richiesta di revoca della misura cautelare, sostenendo che l’attività di Adinolfi fosse una normale forma di gioco collettivo e non una raccolta abusiva di risparmi. Hanno evidenziato che, a fronte di uscite per circa un milione e mezzo di euro, ci sarebbero restituzioni documentabili per circa 1,3 milioni, e hanno criticato l’impianto accusatorio per non aver adeguatamente considerato tali restituzioni.

Inoltre, i difensori hanno affermato che Adinolfi ha risposto in modo “corretto e sereno” a tutte le contestazioni e ha fornito chiarimenti sui movimenti di denaro. Ora, la decisione sulla richiesta di revoca degli arresti domiciliari spetta al giudice.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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