Estate 2026: i ghiacciai alpini in crisi profonda

Settembre 7, 2026 di redazione

In Breve

Qual è il bilancio dei ghiacciai alpini nell'estate 2026?
L'estate 2026 ha mostrato un'accelerazione della crisi climatica con ghiacciai in forte arretramento.
Quali ghiacciai sono stati monitorati?
I ghiacciai monitorati includono Adamello, Grande Motte, Miage, Planpincieux, Forni, Montasio e Coolidge.
Quali sono le conseguenze della crisi climatica sui ghiacciai?
Ci sono segni di instabilità, aumento delle colate detritiche e diffusione di nuova vegetazione.

L’estate 2026 si è rivelata particolarmente critica per le Alpi e i loro ghiacciai, presentando segnali preoccupanti che la pongono in una posizione peggiore rispetto alle estati 2022 e 2023. La Carovana dei ghiacciai, una campagna realizzata in collaborazione con Cipra Italia e supportata dalla Fondazione Glaciologica Italiana, ha reso noti i dati raccolti durante un viaggio estivo lungo l’arco alpino, evidenziando un’accelerazione della crisi climatica in alta quota.

Le cause di questa situazione allarmante includono temperature elevate e uno zero termico stabilmente sopra i 4.800-5.000 metri, insieme a scarse precipitazioni nevose e una siccità persistente a valle. Inoltre, sono stati registrati oltre 70 eventi meteorologici estremi tra gennaio e agosto 2026. Sette ghiacciai simbolo, tra cui l’Adamello, il Grande Motte, i ghiacciai del Miage e di Planpincieux sul Monte Bianco, il ghiacciaio dei Forni, del Montasio e il Coolidge superiore sul Monviso, mostrano segni evidenti di arretramento e instabilità.

Questi ghiacciai stanno affrontando fenomeni preoccupanti come l’aumento delle colate detritiche, la deformazione delle morene e crolli significativi, in particolare sulla parete nordest del Monviso e nella cavità superiore del ghiacciaio del Montasio. Dove i ghiacciai si ritirano, si osserva la diffusione di nuova vegetazione e di specie pioniere, un cambiamento che ha implicazioni significative per la gestione del territorio montano.

In risposta a questa situazione critica, è stata sollecitata l’adozione urgente di politiche di mitigazione e adattamento, insieme a monitoraggi continui in alta quota. È fondamentale sviluppare una governance europea che consideri i ghiacciai e le risorse connesse, a partire dall’acqua. Questi temi sono al centro del Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai e della piattaforma politica-culturale “Governarne le Alpi che cambiano”, promossi in collaborazione con Cai, Cipra Italia e la Fondazione Glaciologica Italiana.

Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, ha dichiarato: “Le Alpi sono una delle sentinelle della crisi climatica in atto. Questa estate, segnata da caldo record, ondate di calore ed eventi meteorologici estremi, ci ricorda che non c’è più tempo da perdere. È necessario implementare politiche di mitigazione e adattamento in montagna, a valle e nelle aree urbane.”

Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, ha aggiunto: “Abbiamo osservato l’accelerazione dei cambiamenti in quota e gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica. Anche quanto accaduto in Nepal deve essere un monito su quello che potrebbe verificarsi in altre parti del mondo. È necessaria una governance europea della montagna, collegata a quella della pianura, con monitoraggi costanti e campagne di sensibilizzazione rivolte a cittadini e comunità locali.”

Le osservazioni della Carovana dei Ghiacciai 2026 convergono su un’unica lettura: non si tratta di episodi isolati di instabilità o regresso glaciale, ma di un processo di deglaciazione ormai strutturale. Questo fenomeno è alimentato da un riscaldamento climatico che sulle Alpi avanza a una velocità doppia rispetto alla media globale. Il 2026 segna quindi una svolta: la deglaciazione è osservabile in tempo reale, con effetti evidenti sul paesaggio anche nell’arco di poche settimane, e richiede un monitoraggio continuo capace di anticipare gli scenari di instabilità imminente.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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