Screening oncologici: oltre 7,6 milioni di italiani esclusi dai programmi di prevenzione

Luglio 15, 2026 di redazione

In Breve

Quante persone sono escluse dai programmi di screening oncologico in Italia?
Nel 2024, oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste escluse dai programmi di screening oncologico.
Qual è il tasso di adesione ai programmi di screening?
Solo il 50% delle donne invitate ha aderito allo screening mammografico.
Quali sono le regioni con le adesioni più basse?
La Calabria ha registrato le adesioni più basse in tutti i programmi di screening.

Nel 2024, l’analisi della Fondazione Gimbe ha rivelato che oltre il 54% della popolazione target, corrispondente a più di 7,6 milioni di persone, è rimasta esclusa dai programmi di screening oncologico gratuiti per la mammella, la cervice uterina e il colon-retto. Questo ha comportato la mancata intercettazione di oltre 50.300 tumori e lesioni precancerose, un dato allarmante che solleva preoccupazioni significative per la salute pubblica.

Secondo il Rapporto 2024 dell’Osservatorio nazionale screening, il fenomeno è particolarmente accentuato nelle regioni del Sud Italia. La mancata adesione ai programmi di screening è spesso dovuta a una scarsa ricezione degli inviti, ma più frequentemente a una mancanza di partecipazione. Nel corso dell’anno, sono stati inviati oltre 14,1 milioni di inviti, ma solo 6,5 milioni di persone (6.481.002) hanno effettivamente aderito, evidenziando marcate differenze territoriali.

A livello nazionale, l’adesione allo screening mammografico è stata del 50% tra le donne invitate, con punte del 74% nella Provincia autonoma di Trento, mentre in Calabria si è fermata al 15,2%. Lo screening cervicale ha registrato un’adesione del 51%, con il 90,3% nella Provincia autonoma di Trento e solo il 12,2% in Calabria. La prevenzione del tumore del colon-retto ha visto un’adesione complessiva del 33,3%, con estremi dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria.

Assumendo un obiettivo di copertura del 90%, il mancato raggiungimento di questo traguardo ha impedito l’identificazione di oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni, quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero, 4.700 tumori del colon-retto e circa 25.000 adenomi avanzati.

Il confronto con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, che mira a una copertura del 90% entro il 2025, evidenzia un divario significativo. Il Piano nazionale di prevenzione 2026-2031 prevede di raggiungere questo obiettivo entro il 2029, con tappe intermedie del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028.

Un’indagine campionaria condotta dal progetto PASSI ha mostrato che molte persone si sottopongono a controlli per iniziativa personale, ma per questi test non sono disponibili indicatori oggettivi sulla qualità e sull’efficacia. Inoltre, non c’è certezza che, in caso di risultati positivi, venga attivato un adeguato percorso diagnostico-terapeutico.

Una ricerca realizzata nelle scuole superiori nell’ambito del progetto ‘La Salute tiene banco’ ha evidenziato che solo il 51,2% degli studenti interpellati (467 ragazzi) conosceva correttamente i tre screening organizzati e gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale, suggerendo una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione.

Secondo la Fondazione Gimbe, le adesioni ancora troppo basse e le profonde disuguaglianze territoriali compromettono l’efficacia degli screening. È quindi necessario rafforzare la capacità organizzativa delle Regioni, migliorare la comunicazione e l’informazione, promuovere l’educazione sanitaria e coinvolgere attivamente i cittadini per aumentare la copertura, diagnosticare precocemente lesioni e tumori e ridurre l’impatto clinico e i costi per il Servizio sanitario nazionale.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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