La Rivoluzione delle Piattaforme Video: Come Stanno Cambiando il Mercato Televisivo in Italia

Agosto 25, 2026 di redazione

In Breve

Qual è il cambiamento principale nel mercato televisivo italiano?
La quota di mercato controllata dai broadcaster è scesa dal 78% nel 2020 al 57% nel 2025.
Come influiscono le piattaforme video sui broadcaster?
Le piattaforme video sottraggono investimenti pubblicitari e pubblico ai broadcaster, penalizzando le loro funzioni editoriali.
Quali sono le sfide per i gruppi televisivi europei?
Frenare il trasferimento di audience verso operatori globali e costruire modelli di monetizzazione adeguati per competere.

Negli ultimi anni, il panorama televisivo in Italia ha subito una trasformazione radicale, grazie all’emergere di grandi piattaforme video che stanno conquistando quote crescenti di ricavi, pubblicità e tempo di visione. Secondo recenti dati, la quota di mercato controllata dai broadcaster è diminuita drasticamente, passando dal 78% nel 2020 al 57% nel 2025. Questo cambiamento segnala un’evoluzione strutturale che sta ridisegnando il mercato video-televisivo.

Oggi, il mercato non è più composto esclusivamente da televisioni lineari, sia gratuite che a pagamento, ma include anche offerte online come Svod (Subscription Video on Demand), Tvod (Transactional Video on Demand) e piattaforme di condivisione video. Questi sviluppi hanno reso sempre più sfumati i confini tra televisione tradizionale e video online.

Emilio Pucci, direttore di eMedia, evidenzia come la nuova configurazione del mercato penalizzi le funzioni post-editoriali, che sono ora largamente dominate dalle video sharing platform, a scapito delle componenti editoriali tradizionali. Questo fenomeno non è limitato all’Italia; anche in altri paesi europei si registrano cali significativi nella quota di mercato dei broadcaster. In Francia, ad esempio, si è registrata una diminuzione di 21 punti, mentre in Germania e Regno Unito i cali sono stati rispettivamente di 16 e 14 punti.

Le differenze geografiche si riflettono anche nei ricavi. Mentre le emittenti tedesche Ard e Zdf raggiungono quasi 10 miliardi di euro, la BBC si attesta su circa 5,9 miliardi di sterline. In Italia, Rai e France Télévisions si aggirano intorno ai 3 miliardi ciascuna. Nel Regno Unito, Netflix ha registrato un fatturato di 2,06 miliardi di sterline nel 2025, superando la principale emittente commerciale, ITV, e distanziando Channel 4 e Channel 5.

Le piattaforme video stanno sottraendo porzioni crescenti di investimenti pubblicitari e pubblico ai broadcaster nazionali, che si trovano a dover affrontare obblighi regolatori e missioni editoriali in un mercato sempre più competitivo. Questa trasformazione coinvolge l’intero ecosistema audiovisivo, compresi sport, intrattenimento, informazione e programmazione di flusso, rendendo contendibili anche contenuti un tempo considerati “protetti”.

La risposta del mercato a questa sfida potrebbe passare attraverso una maggiore integrazione tra televisione e video online, con fusioni, acquisizioni e consolidamenti. Recenti esempi includono l’operazione Sky–ITV e le manovre su M6, insieme alla trasformazione di gruppi paneuropei come MFE–MediaForEurope.

Per i gruppi televisivi europei, la sfida è duplice: da un lato, devono frenare il trasferimento di audience, pubblicità e valore verso operatori globali; dall’altro, devono costruire una scala, capacità tecnologiche e modelli di monetizzazione adeguati per competere a livello mondiale. I ventuno punti percentuali persi in cinque anni sono un chiaro segnale che, senza una strategia solida in termini di scala e tecnologia, la televisione europea rischia di rimanere centrale sul piano editoriale, ma marginale sul piano dei ricavi.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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