Le PMI Italiane e l’Intelligenza Artificiale: Cautela e Innovazione

Luglio 15, 2026 di redazione

In Breve

Qual è la percentuale di PMI italiane che utilizza l'AI?
Il 45% delle PMI italiane utilizza strumenti di intelligenza artificiale.
Perché le PMI sono riluttanti a delegare decisioni finanziarie all'AI?
Il 78% degli imprenditori non si fida dell'AI per decisioni finanziarie, preferendo mantenere il controllo diretto.
Qual è la priorità principale delle PMI per il 2026?
Il 36% delle PMI punta alla riduzione dei costi e all'ottimizzazione dei processi.

A tre anni e mezzo dal lancio di ChatGPT, quasi la metà delle piccole e medie imprese (PMI) italiane ha iniziato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale, con una percentuale del 45%, in linea con la media europea. Tuttavia, il 42% di queste aziende non ha ancora registrato un impatto significativo sull’attività quotidiana.

La differenza tra sperimentazione e fiducia è particolarmente evidente nel settore finanziario, dove il 78% degli imprenditori italiani esprime una netta riluttanza a delegare decisioni finanziarie all’AI. Le motivazioni principali includono la volontà di mantenere un controllo diretto sulla gestione (42%) e la mancanza di fiducia nella tecnologia per la scelta delle risorse (36%).

Inoltre, nel rapporto con le banche, la preferenza per un referente umano è predominante: il 78% degli imprenditori considera fondamentale la relazione personale, mentre le neobank rimangono un’opzione marginale, utilizzate solo dal 21% delle aziende.

Quando si tratta di scegliere un fornitore, i criteri principali sono i costi e le commissioni, seguiti dalla qualità dell’assistenza e dalla facilità d’uso. In un contesto di prudenza economica, il 36% delle PMI ha dichiarato che la priorità per il 2026 è la riduzione dei costi e l’ottimizzazione dei processi. Più della metà delle aziende non prevede nuove assunzioni, principalmente a causa del costo del lavoro.

Un aspetto interessante è che la maturità dell’impresa influisce maggiormente sull’apertura all’innovazione rispetto all’età del fondatore. Le aziende attive da sei a dieci anni risultano le più propense a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale e a ricorrere alle neobank, con un 33% che è disposto a delegare decisioni finanziarie all’AI, rispetto al 19,5% delle imprese con meno di due anni di attività.

Il divario generazionale è un altro fattore da considerare: oltre due terzi degli imprenditori tra i 18 e i 34 anni utilizza strumenti di AI, mentre solo il 37,5% degli over 55 lo fa. Tra quest’ultima fascia, il 42,6% non ha intenzione di adottare queste tecnologie.

Le resistenze all’adozione dell’AI nelle PMI riguardano principalmente la privacy e la sicurezza dei dati (30%), la scarsa fiducia nell’affidabilità degli strumenti (29%) e una limitata percezione del valore aggiunto (28%).

Lorenzo Pireddu, Managing Director per l’Europa meridionale di Qonto, sottolinea che le imprese più mature dimostrano una maggiore capacità di integrare l’intelligenza artificiale nei processi decisionali. Tuttavia, il sistema delle PMI procede a velocità differenziata: mentre le realtà più strutturate accelerano sull’AI e sui modelli finanziari evoluti, il fattore fiducia rimane un discrimine fondamentale nell’adozione delle nuove tecnologie.

redazione

Autore di Osservatorio Energia.

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